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Sara Spolaore http://spolaore.it libero scambio di pensieri ed energia Sat, 04 Aug 2012 08:27:47 +0000 en-US hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.5.1 Le sette regole dell’arte di ascoltare di Marianella Sclavi http://spolaore.it/2012/07/18/le-sette-regole-dellarte-di-ascoltare-di-marianella-sclavi/ http://spolaore.it/2012/07/18/le-sette-regole-dellarte-di-ascoltare-di-marianella-sclavi/#comments Wed, 18 Jul 2012 16:44:37 +0000 Sara Spolaore http://spolaore.it/?p=118
1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.

2. Quel che vedi dipende dalla prospettiva in cui ti trovi. Per riuscire a vedere la tua prospettiva, devi cambiare prospettiva.

3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a capire come e perché.

4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.

5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.

6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.

7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad   ascoltare, l’umorismo viene da sè.

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Town meeting Firenze http://spolaore.it/2012/07/01/town-meeting-firenze-2/ http://spolaore.it/2012/07/01/town-meeting-firenze-2/#comments Sun, 01 Jul 2012 12:10:12 +0000 Sara Spolaore http://spolaore.it/?p=95  

Sabato scorso sono stata a Firenze, decisione presa su due piedi dopo aver scoperto quasi per caso che si sarebbe tenuto un town meeting in occasione della presentazione di un Master in progettazione e gestione di processi partecipativi.

Devo essere sincera: la giornata è stata stancante.
La sala era zeppa di tavoli rotondi troppo vicini l’uno all’altro, fatto che impediva di udire le voci delle persone sedute all’estremità opposta se non con uno sforzo notevole, ma soprattutto mi mancava la caffeina!

Smettere di fumare e di bere caffè nel giro di due settimane ha effetti nocivi sulla capacità di attenzione, almeno a breve termine!

Comunque sia, fattori di disturbo interni ed esterni a parte, le sei ore passate a discutere in compagnia di sconosciuti su argomenti che per me sono di grande interesse, è stato appassionante.

Era il mio secondo town meeting, il primo a cui avevo preso parte era stato organizzato qualche anno fa da Paolo Michelotto a Rovereto, e non vedo l’ora di poter partecipare od organizzare altri eventi di questo tipo.

Il mio più grande rammarico è di non aver intervistato Marianella Sclavi ( super esperta di processi partecipativi e gestione creativa dei conflitti), avrei voluto chiederle cosa ne pensa della proposta di legge Quorum zero, ma sono certa che l’occasione si ripresenterà.

Con il libro “Avventure urbane” mi aveva conquistata, ma avvicinarla di persona mi ha reso ancora più chiaro quello che intende quando parla di ascolto attivo ed invita, per poter dialogare, a dare ragione all’altro, anche quando sembra che abbia torto, per poter vedere il mondo con i suoi occhi e quindi avvicinarsi alla sua posizione.

Quando si è seduta al tavolo di lavoro dove ero seduta la sua presenza era al contempo ferma e leggera, era come se non ci fosse, ma si percepiva dal linguaggio del suo corpo, dal suo modo di sedere e di guardare che stava facendo qualcosa di diverso da quello in cui eravamo impegnati noi: ascoltava sì, ma ad un altro livello, come con l’orecchio di un musicista, con lo sguardo e con le mani di un pittore che prende ispirazione.

E’ grade, enorme la responsabilità di chi decide di avviare un processo partecipativo e poi ne deve render conto a chi ne ha preso parte.
Coinvolgere 100 persone per chiedere loro cosa ne pensano del contenuto formativo di un master e per sviluppare mediante un confronto idee condivise su eventuali migliorie da apportare a quanto proposto, è una scommessa ed un atto coraggioso da parte delle istituzioni.

Durante la giornata, fatta di discussioni e proposte emerse nei 10 tavoli e riportati poi in plenaria, sono emerse diverse e numerose idee da parte dei presenti ( il pubblico era eterogeneo: studenti, esperti, impiegati pubblici, persone portatrici di interesse).

Il bisogno più importante che è emerso, almeno dal mio punto di vista, è quello che le lezioni vengano strutturate e adattate ai gruppi particolari di studenti che si formeranno, caso per caso, senza rigidità, utilizzando anche durante lo svolgimento dei corsi metodologie partecipative.

L’importanza di questo punto è stata sottolineata dalla stessa Marianella Sclavi durante la pausa caffè, quando ha affermato che il semestre di approfondimento tematico, diviso in tre moduli ( conflitti territoriali e pianificazione del paesaggio, sanità e assistenza, integrazione ed educazione)non si adatta ad un master sui processi partecipativi, che essendo intrinsecamente olistici, non possono venire definiti a-priori ma devono modellarsi sulle richieste condivise dai partecipanti.

La giornata è terminata con la promessa del Prof. Massimo Morisi, coordinatore del Master, che verrà fatto tesoro di quanto emerso dai lavori dei gruppi.

La speranza è che i sette atenei toscani impegnati nel progetto o meglio, chi nella fattispecie ha il potere politico per farlo, segua le indicazioni emerse, facendo fare alla regione Toscana un altro piccolo grande passo di democrazia.
Town meeting

 

dal blog di Paolo Michelotto
L’Approfondimento: come funziona un Town meeting del XXI secolo
Dietro questo nome strano si nasconde un metodo partecipativo estremamente efficace, sviluppato nell’ultimo decennio dall’organizzazione nord-americana AmericaSpeaks. Essa prende il meglio di tecniche tradizionali come i Town Meeting del New
England, nella costa est degli USA dove dal 1700 i cittadini si riuniscono una volta
l’anno e decidono dopo discussione e per alzata di mano sulle questioni più importanti
della propria città, e le tecniche partecipative più moderne citate precedentemente.
Gli eventi vengono organizzati in grandi spazi, coinvolgono migliaia di cittadini e durano
1 solo giorno. I cittadini sono divisi in tavoli da 10-15 persone con facilitatore, dove tutti
possono parlare; si fa gran uso di tecnologie come computer, connessione in rete, videoproiettori. A fine serata si riescono a far emergere le idee più condivise e più votate;
vengono stampate e distribuite immediatamente ai partecipanti.
I town meeting del XXI secolo sono stati usati per progettare la zona di Ground Zero a
New York, per decidere come destinare i fondi per la ricostruzione di New Orleans dopo
l’uragano Katrina, per decidere le priorità per il sistema sanitario californiano.

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movimento 5 stelle promuove quorum zero http://spolaore.it/2012/05/29/movimento-5-stelle-promuove-quorum-zero/ http://spolaore.it/2012/05/29/movimento-5-stelle-promuove-quorum-zero/#comments Tue, 29 May 2012 13:50:39 +0000 Sara Spolaore http://spolaore.it/?p=88 In occasione della presentazione del movimento 5 stelle a Rossano veneto il 31 maggio 2012 a Villa Aldina parlerò di “Quorum zero e più democrazia”.

Ecco una breve sintesi della proposta e del suo significato:

Da qualche mese in Italia centinaia di città dall’Alto Adige alla Sicilia stanno raccogliendo firme per una proposta di legge di iniziativa popolare presentata a febbraio alla Corte di Cassazione dal comitato “Quorum zero e più democrazia” composto da varie persone appassionate ai temi della democrazia deliberativa.

Michele Ainis su “L’Espresso” del 22 marzo 2012 nell’ articolo intitolato “Gli elettori scoprono la democrazia diretta” l’ha definita come la proposta più dirompente fra le numerose presentate.

Essa chiede il rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta come l’azzeramento del quorum in tutti i referendum, l’introduzione dei referendum propositivi, la revoca degli eletti (ad es. per corruzione o cattiva amministrazione), l’indennità dei parlamentari stabilita dai cittadini al momento del voto, ed altro ancora ( il progetto è consultabile su www.quorumzeropiudemocrazia.it).

Si tratta di una vera e propria “rivoluzione” dal basso che sta avvenendo sotto il silenzio quasi totale della stampa e dei tradizionali mezzi di comunicazione, che dedicano poche ed invisibili righe all’argomento.

Eppure di rivoluzione si tratta perchè quello che i cittadini stanno diffondendo e chiedendo è un modello di democrazia, un sistema di regole, un modo di pensare la politica nuovo, a 360 gradi, in grado di scardinare poteri forti e privilegi, in grado di restituire dignità, valore ed immaginazione ai singoli individui.

Negli ultimi tempi sono state presentate un “diluvio” di proposte da parte dei cittadini ed Ainis legge in questo “una voglia di partecipare, una nuova passione per le sorti della polis”, sostenendo che “vi si riversa una speranza, un’energia politica tutta in positivo” e termina il suo articolo dicendo che “o il parlamento italiano si rassegna a dividere con i cittadini i suoi poteri, o gli italiani divorzieranno dalle assemblee parlamentari”.

Sull’esempio di altri paesi d’Europa, come la Svizzera, ma anche del resto del mondo, vedi gli USA, si chiede alle amministrazioni e al governo di condividere apertamente ed in modo trasparente parte del loro potere con tutte quelle persone che hanno voglia di dare un contributo al paese, “politici non di professione” ma portatori di istanze,professionalità e competenze.

Oggi accade proprio il contrario: i giovani con talento sono costretti ad emigrare all’estero per trovare un lavoro soddisfacente mentre la cronaca ci riporta ogni giorno casi di persone disperate che sentendosi impotenti ( senza potere) scelgono di risolvere i loro problemi uscendo definitivamente dalla scena.

Ora gli italiani possono firmare a favore di una proposta che forse non verrà nemmeno discussa dal parlamento ( accade di frequente), ma domani potrebbero firmare per una proposta che, nel caso non venisse discussa, andrebbe direttamente al voto popolare, e senza quorum.

Qualsiasi politico, sapendo a cosa andrebbe incontro ignorando quanto gli viene richiesto dai cittadini, accoglierebbe direttamente le istanze o quantomeno sarebbe costretto a rifletterci e a formulare una controproposta.

In questo modo, rendendo continuamente conto al proprio elettorato di quanto si sta facendo, gli eletti tornerebbero a fare un servizio alla collettività e i cittadini, partecipando direttamente alla vita politica, si renderebbero conto di quanto sia difficile amministrare.

 

 

 

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Democrazia applicata http://spolaore.it/2012/05/21/democrazia-applicata-2/ http://spolaore.it/2012/05/21/democrazia-applicata-2/#comments Mon, 21 May 2012 13:47:32 +0000 Sara Spolaore http://spolaore.it/?p=76 La prima volta che ho sentito parlare di democrazia diretta è stato nel 2002, quando mi è capitato fra le mani un articolo sul “bilancio partecipativo” di Porto Alegre, città brasiliana con più di un milione di abitanti dove dal 1989 gli abitanti riuniti in assemblee decidono come utilizzare la parte dei soldi del bilancio destinata agli investimenti.

Quando, poco tempo dopo, seppi attraverso una mail di un incontro a Vicenza sul bilancio partecipativo, mi precipitai spinta dalla curiosità e lì conobbi alcune delle persone che sono tra i promotori ed ideatori della proposta di legge “Quorum zero e più democrazia”.

Organizzava la serata Paolo Michelotto, un cittadino appassionato al tema della democrazia attiva; ci mostrò un video tradotto da una sua amica in cui si vedevano i cittadini di Porto Alegre mentre discutevano in assemblee, controllavano l’andamento dei lavori per la costruzione delle loro abitazioni…

l’impatto con quelle immagini fu potente perchè fu in quell istante che cominciai a desiderare fortemente qualcosa di simile per la mia città e per il mio paese.

Dopo quell’incontro nacque un gruppo che si proponeva di portare anche a Vicenza il bilancio partecipato.
A quei tempi creammo assieme delle bellissime assemblee pubbliche nel capoluogo, una anche a Bassano della quale parlarono molto i giornali all’epoca, perchè, ricalcando il metodo partecipativo, per la prima volta i protagonisti non erano i relatori ma il pubblico, che poteva presentare le proprie idee e proposte all’amministrazione comunale, iscrivendosi a parlare in un tabellone prima dell’inizio della serata.

Ogni intervento durava 5 minuti, venti in tutto gli spazi, poi la replica degli amministratori, nel caso di Bassano i candidati sindaco.
L’obiettivo era che le proposte venissero poi discusse durante i consigli comunali.

Di recente le persone e le associazioni che da anni in Italia si interessano alla democrazia attiva si sono riunite, per mesi hanno lavorato in rete alla creazione di una proposta da portare all’attenzione dei nostri governanti per migliorare gli strumenti di democrazia diretta sull’esempio di altri paesi nel mondo; ci sono riusciti e il 14 febbraio erano in 17 a depositarla alla Corte di Cassazione a Roma.

Negli anni recenti, a testiminianza delle crescente voglia della gente di partecipare direttamente alla vita politica del paese, è stato presentato un numero ingente di proposte di legge di iniziativa popolare;putroppo però non c’è alcuna garanzia che verranno prese in considerazione, perchè il Parlamento non è obbligato a farlo.

Il primo motivo per firmare a favore dell’iniziativa “Quorum zero e più democrazia” è che se passasse i nostri rappresentanti avrebbero l’obbligo e non la facoltà di discutere quanto viene loro suggerito, altrimenti la proposta andrebbe a voto popolare.

Ma ci sono tanti altri motivi per appoggiare l’iniziativa.

Al di là delle richieste che potrebbero apparire “anti Casta” come ad es. il recall ( la revoca degli eletti) o la definizione della indennità dei parlamentari quando si vota, c’è un’anima in questa iniziativa che non ha il suo centro nella rabbia ma nell’aggregazione, nel confronto e nella crescita personale di ogni cittadino.

Con l’introduzione ad esempio del “referendum propositivo” o della “iniziativa di legge popolare” le persone diventerebbero parte attiva nella definizione dei problemi del loro paese proponendo soluzioni creative e attingendo ad una vastità di saperi e conoscenze infinita.

Le persone oggi vivono isolate, sono pochi gli spazi nei quali possono confrontarsi, i dibattiti sono regolati quasi sempre da esperti che spesso usano il loro sapere in modo dogmatico.

Quorum zero è antidogmatico, non ha familiarità con il concetto di destra di sinistra o centro: è di tutti.
E’ un patrimonio collettivo che va valorizzato attraverso la pratica.

L’aspetto dirompente è che le persone diventano sovrane di se stesse, si prendono responsabilità in prima persona, partecipano con amore alla vita della loro comunità, come testimoniano parecchie esperienze nel mondo.

Basti portare fra tutti l’esempio della Svizzera, il paese che in Europa ha la più lunga e antica tradizione deliberativa.

Ci sono due referendum, quello obbligatorio per la modifica delle leggi costituzionali, quello facoltativo previa raccolta di 50.000 firme per qualsiasi legge federale, e c’è l’iniziativa popolare, previa raccolta di 100.000 firme, con cui i cittadini possono fare una proposta di legge da proporre all’attenzione del parlamento e dei loro concittadini.

Centinaia di città in Italia stanno raccogliendo firme a favore di “Quorum zero”, qualsiasi cittadino può andare a firmare o attivarsi portando i moduli nel suo comune e/o organizzando banchetti per raccogliere le firme. Per saperne di più e collaborare visita il sito www.quorumzeropiudemocrazia.it.

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Alle prossime elezioni gratta e vinci http://spolaore.it/2012/04/14/elezioni-gratta-e-vinci/ http://spolaore.it/2012/04/14/elezioni-gratta-e-vinci/#comments Sat, 14 Apr 2012 13:03:38 +0000 Sara Spolaore http://spolaore.it/?p=42 Ore 2.35, mi alzo,
Le previsioni per il 14 aprile 2012 danno pioggia ed io mi sento sollevata.

L’acqua che scenderà farà bene non solo al Grappa ma  anche alla sottoscritta,  che non è riuscita ad organizzare il primo banchetto di raccolta firme.

Meglio così – mi dico – sarebbe stata fatica sprecata recuperare i giorni perduti e correre all’ultimo momento tra uffici comunali e copisterie per essere presente in piazza domani mattina.

Chi ci andrà a passeggio domani in piazza sotto la pioggia?A chi mai potrebbe venire in mente di mettersi a chiedere firme ai passanti sotto ad un ombrello?

Certo conosco persone che a questo paese ci tengono così tanto che nulla glielo impedirebbe e magari domani saranno lì.

Chi sono? Sono i pazzi di quorumzero, sì perchè persone normali non potrebbero mai lontanamente immaginare di poter cambiare qualcosa in Italia, mentre loro se ne fregano.

Forse sono persone dotate di un ego molto forte, dei narcisisti, beh, in tal caso dovrò ricredermi anche nel giudicare negativamente chi fa sfoggio dei propri talenti.

Ma com’è che una parte d’Italia cerca di rinnovarsi mentre un’altra non ne sa nulla?
Se gli strumenti proposti da quorumzero fossero già disponibili, la fatica dei cittadini dell’iniziativa non sarebbe richiesta.

Grazie ad un opuscolo nelle case di ogni italiano arriverebbe l’informazione che altri cittadini si stanno muovendo per lui o per lei, i mezzi di stampa e di comunicazione tradizionali ne parlerebbero diffusamente dedicando alla cosa appositi spazi.

Mi piace immaginare che questa Italia un giorno verrà.

Oggi ho chiesto ad un collega di 26 anni se va a votare, e la risposta è stata:
“No, cioè ci vado a mettere la x per non avere rogne, una volta ho anche chiuso la schedina rovesciata…”
ed io pensavo alla schedina, mi è venuta in mente quella del totocalcio che non ho mai giocato ma che agli italiani credo piaccia tanto.

Forse andare a votare per molti è un pò come giocare al lotto, alla schedina, con la slot…probabilmente per questo ci piace recarci alle urne ogni tot anni; non costa niente e vinci un governo nuovo.

Ti danno pure l’illusione che sei tu a sceglierlo, dato che parlano di programmi e cose che faranno una volta eletti.

Poi con il passare del tempo, dopo essere stati votati,non so se fanno proprio tutto quello che ci si aspetta, a me pare che la gente poi si lamenti sempre, ma forse anche questa è una delle cose che agli italiani in generale piace fare.

Personalmente negli ultimi anni andare a votare, le volte che ci sono andata, mi è pesato non poco; la mia coscienza mi diceva di non farlo, non c’era nessuno in grado di rappresentarmi fino in fondo, nessuno a cui avrei dato la mia piena fiducia.

E mi sentivo, mi sento tuttora presa in giro, perchè il mio essere cittadina non può ridursi a mettere una x su un foglio, magari tappandomi il naso.

Certo devo ammettere che non ho mai giocato nemmeno un “gratta e vinci”…

Qualche giorno fa in un quotidiano Manheimer scriveva che quasi la metà degli italiani non sa per chi votare, e lo decide in genere tre giorni prima del voto.

Se questo dato è vero allora sulle schedine ci potremmo appiccicare i nomi di attori, i titoli di canzoni, libri o quant’altro e poi andare a mettere una x su quelli preferiti.

Posso essere incerta se dare la precedenza a “I wish you were here” o a “my funny valentine” ma come posso decidere all’ultimo momento fra uno con la faccia di Bossi e uno con la faccia di Casini ( giusto per dire)?

La vera alternativa in Italia è cambiare le regole del gioco, condividerle.
A chi ha obiettato che la proposta di abolire il quorum era già stata fatta tanti anni fa devo rispondere che ciò non era stato proposto da cittadini “sciolti” come sta accadendo ora, e devo sottolineare che all’epoca non esisteva internet.

Così come la comunicazione oggi può passare senza filtri ideologici, così dovrebbe poter accadere per le regole.

L’iniziativa Quorumzero, che non si può riassumere in modo esaustivo in poche parole purtroppo, ha un potere sbalorditivo e una forza innovatrice senza precedenti perchè rende possibile la democrazia del popolo. Non in senso demagogico,  non in senso marxista, non in un senso ideologico, ma in un senso pratico.

Le persone si riuniscono, le persone si sintonizzano, scambiano idee, fanno proposte, discutono, elaborano soluzioni e decidono assieme quali adottare.

Le regole su come riunirsi, come discutere, come decidere vengono stabilite da chi partecipa, e tutti possono partecipare, tutti vengono messi nelle condizioni, se hanno voglia, di prendere parte ai processi.

Se la nostra Costituzione prevedesse i referendum propositivi non ci sarebbero Tav, nè inceneritori o discariche che la gente non desideri.

Certo verrebbe chiesto ai cittadini di prendersi la responsabilità di decidere in prima persona, di essere attivi, di partecipare alla vita pubblica, ma sono nel profondo convinta che in molti lo farebbero.

C’è una grande voglia ed un bisogno di comunità e di condivisione, testimoniato dal fenomeno dei social network e da tutte quelle trasmissioni nelle quali le persone sono invitate a parlare di sè, dei loro problemi, a mettere in mostra le loro emozioni e sentimenti.

Fare spazio alla collettività sarà il compito dei nuovi politici, di quelli in grado di capire che è giunto il momento di voltare pagina, e il prossimo passo, dopo la raccolta firme, sarà andare a trovare proprio i parlamentari attenti e favorevoli a quorumzero.

Un parlamentare non ha alcun interesse ad appoggiare quorumzero, perchè essendo parlamentare non è più cittadino, sta come ad un livello più alto dove quasi tutto oggi è concesso.

Appoggiare più democrazia significa riequilibrare i poteri ricordando a chi governa che non starà lì per sempre, che quello non è un posto privilegiato ma un luogo dove render conto, in ogni momento, del proprio lavoro a chi ti ha dato fiducia.

http://www.quorumzeropiudemocrazia.it

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arti marziali e bullismo http://spolaore.it/2012/03/21/arti-marziali-e-bullismo/ http://spolaore.it/2012/03/21/arti-marziali-e-bullismo/#comments Wed, 21 Mar 2012 13:28:48 +0000 Sara Spolaore http://spolaore.it/?p=17 Dove trovano la loro origine la sicurezza e l’autostima?

Un corso di autodifesa puo’ creare un atteggiamento mentale costruttivo?

Da un articolo apparso qualche tempo fa nel Giornale di Vicenza  su un corso contro il bullismo sono sorti in me dei pensieri che desidero condividere.

Qualcosa nell’articolo mi sembrava non cogliere fino in fondo la natura del problema trattato, ovvero la violenza e i metodi per fronteggiarla.

Sono convinta che la paura di una aggressione non si possa superare con un corso di autodifesa, ma sono altresi’ convinta che un corso di arti marziali sia un’ottima risposta alla violenza, sia per chi ne e’ l’artefice che per chi la subisce.

Ecco  l’articolo di Lorenzo Parolin e di seguito i miei liberi pensieri in risposta alle voci dell’assessore  Saretta  di Romano d’Ezzelino e di Don Giuseppe Stoppiglia (associazione Macondo Pove).

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Bassano/324949_autodifesa_contro_il_bullismo/

L’idea di regalare un corso di autodifesa a bambini o ragazzi è senza dubbio ottima; in primo luogo perché nelle scuole le ore dedicate all’esercizio fisico sono poche, in secondo luogo perché un’arte marziale, se insegnata da un maestro qualificato e che abbia a cuore la maturazione dell’allievo, stimola quest’ultimo ad un apprendimento profondo, il quale riunisce in sé il piano fisico, quello mentale e quello spirituale.

Si è ripetuto fino allo sfinimento da psicologi, sociologi ecc. che nell’attuale società i bambini crescono in ambienti senza regole o con regole non chiare (quindi non interiorizzate) e il fenomeno del cosiddetto “bullismo” ne è la inevitabile conseguenza. L’aggressività che ne deriva non è condannabile dato che chi la mette in atto non è stato messo nelle condizioni di sviluppare, proprio grazie a regole interiorizzate, dei comportamenti “sani”. Sono proprio i “bulli” quindi che per primi dovrebbero poter usufruire di un corso di arti marziali, ma non tanto per “apprendere l’uso della forza” (Saretta) quanto per imparare a canalizzarla, a gestirla per non dire evitarla.

Nel dojo ( luogo in cui si pratica l’arte marziale) il maestro insegna ai suoi allievi ad avere rispetto dell’avversario, a mantenere durante le lezioni un atteggiamento cortese, a sviluppare la modestia e l’umiltà, ad ascoltare con attenzione coloro che prima di lui hanno intrapreso lo studio.

I ragazzi e le ragazze oggi più che mai hanno bisogno di esempi concreti, di riferimenti positivi che la tv non è in grado di offrire e spesso nemmeno le famiglie che hanno poco tempo ed energie da dedicare all’accudimento dei loro figli.

Condivido quanto dice Don Stoppiglia quando afferma che la “logica della forza che risponde alla forza finisce con l’introdurre nelle relazioni elementi diseducativi…” ma bisogna chiarire che il BUDO ( la via delle arti marziali) è cosa diversa dal BUJUTSU, dal quale ha preso origine e che era una pura tecnica di guerra. Il DO in giapponese (TAO in cinese) è un principio antichissimo che trova origine nel buddismo zen e nel taoismo e che viene normalmente inteso come Via da percorrere per crescere interiormente coniugando intelletto ed intuito, sacrificando l’Io per ideali più alti.

Il BUDO è quindi non solo esercizio ed apprendimento di tecniche ma lotta interiore contro se stessi (il vero avversario) per raggiungere la profondità dell’animo. Per arrivare a questo obiettivo ( che chiaramente non si raggiunge mai completamente) dieci lezioni mi sembrano un po’ poche; meglio iniziare a praticare il prima possibile, possibilmente già dalla scuola materna o dalla primaria perché si tratta di un cammino i cui frutti si assaporano con gli anni. Una maggiore capacità di concentrazione e un rilassamento generale sono risultati immediati, mentre per una maggiore sicurezza in se stessi è necessaria una pratica duratura e costante.

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