Town meeting Firenze

Town meeting Firenze

 

Sabato scorso sono stata a Firenze, decisione presa su due piedi dopo aver scoperto quasi per caso che si sarebbe tenuto un town meeting in occasione della presentazione di un Master in progettazione e gestione di processi partecipativi.

Devo essere sincera: la giornata è stata stancante.
La sala era zeppa di tavoli rotondi troppo vicini l’uno all’altro, fatto che impediva di udire le voci delle persone sedute all’estremità opposta se non con uno sforzo notevole, ma soprattutto mi mancava la caffeina!

Smettere di fumare e di bere caffè nel giro di due settimane ha effetti nocivi sulla capacità di attenzione, almeno a breve termine!

Comunque sia, fattori di disturbo interni ed esterni a parte, le sei ore passate a discutere in compagnia di sconosciuti su argomenti che per me sono di grande interesse, è stato appassionante.

Era il mio secondo town meeting, il primo a cui avevo preso parte era stato organizzato qualche anno fa da Paolo Michelotto a Rovereto, e non vedo l’ora di poter partecipare od organizzare altri eventi di questo tipo.

Il mio più grande rammarico è di non aver intervistato Marianella Sclavi ( super esperta di processi partecipativi e gestione creativa dei conflitti), avrei voluto chiederle cosa ne pensa della proposta di legge Quorum zero, ma sono certa che l’occasione si ripresenterà.

Con il libro “Avventure urbane” mi aveva conquistata, ma avvicinarla di persona mi ha reso ancora più chiaro quello che intende quando parla di ascolto attivo ed invita, per poter dialogare, a dare ragione all’altro, anche quando sembra che abbia torto, per poter vedere il mondo con i suoi occhi e quindi avvicinarsi alla sua posizione.

Quando si è seduta al tavolo di lavoro dove ero seduta la sua presenza era al contempo ferma e leggera, era come se non ci fosse, ma si percepiva dal linguaggio del suo corpo, dal suo modo di sedere e di guardare che stava facendo qualcosa di diverso da quello in cui eravamo impegnati noi: ascoltava sì, ma ad un altro livello, come con l’orecchio di un musicista, con lo sguardo e con le mani di un pittore che prende ispirazione.

E’ grade, enorme la responsabilità di chi decide di avviare un processo partecipativo e poi ne deve render conto a chi ne ha preso parte.
Coinvolgere 100 persone per chiedere loro cosa ne pensano del contenuto formativo di un master e per sviluppare mediante un confronto idee condivise su eventuali migliorie da apportare a quanto proposto, è una scommessa ed un atto coraggioso da parte delle istituzioni.

Durante la giornata, fatta di discussioni e proposte emerse nei 10 tavoli e riportati poi in plenaria, sono emerse diverse e numerose idee da parte dei presenti ( il pubblico era eterogeneo: studenti, esperti, impiegati pubblici, persone portatrici di interesse).

Il bisogno più importante che è emerso, almeno dal mio punto di vista, è quello che le lezioni vengano strutturate e adattate ai gruppi particolari di studenti che si formeranno, caso per caso, senza rigidità, utilizzando anche durante lo svolgimento dei corsi metodologie partecipative.

L’importanza di questo punto è stata sottolineata dalla stessa Marianella Sclavi durante la pausa caffè, quando ha affermato che il semestre di approfondimento tematico, diviso in tre moduli ( conflitti territoriali e pianificazione del paesaggio, sanità e assistenza, integrazione ed educazione)non si adatta ad un master sui processi partecipativi, che essendo intrinsecamente olistici, non possono venire definiti a-priori ma devono modellarsi sulle richieste condivise dai partecipanti.

La giornata è terminata con la promessa del Prof. Massimo Morisi, coordinatore del Master, che verrà fatto tesoro di quanto emerso dai lavori dei gruppi.

La speranza è che i sette atenei toscani impegnati nel progetto o meglio, chi nella fattispecie ha il potere politico per farlo, segua le indicazioni emerse, facendo fare alla regione Toscana un altro piccolo grande passo di democrazia.
Town meeting

 

dal blog di Paolo Michelotto
L’Approfondimento: come funziona un Town meeting del XXI secolo
Dietro questo nome strano si nasconde un metodo partecipativo estremamente efficace, sviluppato nell’ultimo decennio dall’organizzazione nord-americana AmericaSpeaks. Essa prende il meglio di tecniche tradizionali come i Town Meeting del New
England, nella costa est degli USA dove dal 1700 i cittadini si riuniscono una volta
l’anno e decidono dopo discussione e per alzata di mano sulle questioni più importanti
della propria città, e le tecniche partecipative più moderne citate precedentemente.
Gli eventi vengono organizzati in grandi spazi, coinvolgono migliaia di cittadini e durano
1 solo giorno. I cittadini sono divisi in tavoli da 10-15 persone con facilitatore, dove tutti
possono parlare; si fa gran uso di tecnologie come computer, connessione in rete, videoproiettori. A fine serata si riescono a far emergere le idee più condivise e più votate;
vengono stampate e distribuite immediatamente ai partecipanti.
I town meeting del XXI secolo sono stati usati per progettare la zona di Ground Zero a
New York, per decidere come destinare i fondi per la ricostruzione di New Orleans dopo
l’uragano Katrina, per decidere le priorità per il sistema sanitario californiano.