arti marziali e bullismo

arti marziali e bullismo

Dove trovano la loro origine la sicurezza e l’autostima?

Un corso di autodifesa puo’ creare un atteggiamento mentale costruttivo?

Da un articolo apparso qualche tempo fa nel Giornale di Vicenza  su un corso contro il bullismo sono sorti in me dei pensieri che desidero condividere.

Qualcosa nell’articolo mi sembrava non cogliere fino in fondo la natura del problema trattato, ovvero la violenza e i metodi per fronteggiarla.

Sono convinta che la paura di una aggressione non si possa superare con un corso di autodifesa, ma sono altresi’ convinta che un corso di arti marziali sia un’ottima risposta alla violenza, sia per chi ne e’ l’artefice che per chi la subisce.

Ecco  l’articolo di Lorenzo Parolin e di seguito i miei liberi pensieri in risposta alle voci dell’assessore  Saretta  di Romano d’Ezzelino e di Don Giuseppe Stoppiglia (associazione Macondo Pove).

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Bassano/324949_autodifesa_contro_il_bullismo/

L’idea di regalare un corso di autodifesa a bambini o ragazzi è senza dubbio ottima; in primo luogo perché nelle scuole le ore dedicate all’esercizio fisico sono poche, in secondo luogo perché un’arte marziale, se insegnata da un maestro qualificato e che abbia a cuore la maturazione dell’allievo, stimola quest’ultimo ad un apprendimento profondo, il quale riunisce in sé il piano fisico, quello mentale e quello spirituale.

Si è ripetuto fino allo sfinimento da psicologi, sociologi ecc. che nell’attuale società i bambini crescono in ambienti senza regole o con regole non chiare (quindi non interiorizzate) e il fenomeno del cosiddetto “bullismo” ne è la inevitabile conseguenza. L’aggressività che ne deriva non è condannabile dato che chi la mette in atto non è stato messo nelle condizioni di sviluppare, proprio grazie a regole interiorizzate, dei comportamenti “sani”. Sono proprio i “bulli” quindi che per primi dovrebbero poter usufruire di un corso di arti marziali, ma non tanto per “apprendere l’uso della forza” (Saretta) quanto per imparare a canalizzarla, a gestirla per non dire evitarla.

Nel dojo ( luogo in cui si pratica l’arte marziale) il maestro insegna ai suoi allievi ad avere rispetto dell’avversario, a mantenere durante le lezioni un atteggiamento cortese, a sviluppare la modestia e l’umiltà, ad ascoltare con attenzione coloro che prima di lui hanno intrapreso lo studio.

I ragazzi e le ragazze oggi più che mai hanno bisogno di esempi concreti, di riferimenti positivi che la tv non è in grado di offrire e spesso nemmeno le famiglie che hanno poco tempo ed energie da dedicare all’accudimento dei loro figli.

Condivido quanto dice Don Stoppiglia quando afferma che la “logica della forza che risponde alla forza finisce con l’introdurre nelle relazioni elementi diseducativi…” ma bisogna chiarire che il BUDO ( la via delle arti marziali) è cosa diversa dal BUJUTSU, dal quale ha preso origine e che era una pura tecnica di guerra. Il DO in giapponese (TAO in cinese) è un principio antichissimo che trova origine nel buddismo zen e nel taoismo e che viene normalmente inteso come Via da percorrere per crescere interiormente coniugando intelletto ed intuito, sacrificando l’Io per ideali più alti.

Il BUDO è quindi non solo esercizio ed apprendimento di tecniche ma lotta interiore contro se stessi (il vero avversario) per raggiungere la profondità dell’animo. Per arrivare a questo obiettivo ( che chiaramente non si raggiunge mai completamente) dieci lezioni mi sembrano un po’ poche; meglio iniziare a praticare il prima possibile, possibilmente già dalla scuola materna o dalla primaria perché si tratta di un cammino i cui frutti si assaporano con gli anni. Una maggiore capacità di concentrazione e un rilassamento generale sono risultati immediati, mentre per una maggiore sicurezza in se stessi è necessaria una pratica duratura e costante.